Lettera a Le Scienze 09/10/1997
Spett.le Le Scienze
Alla c.a. Dott. Enrico Bellone

p.c. Cristina Valsecchi
P.zza Repubblica 8
20121 Milano


Bologna, 9 ottobre 1997

Egr. Direttore,

chi le scrive è il presidente della Associazione Fidonet Italia, un'associazione senza scopo di lucro che riunisce e rappresenta i gestori delle banche dati elettroniche (BBS) della rete Fidonet, una rete amatoriale gratuita che vive degli sforzi di coloro i quali mettono i propri computer, le proprie bollette e il proprio tempo a disposizione dell'utenza come semplice hobby, senza alcuna contropartita economica.

Devo purtroppo lamentarmi con il suo giornale per la scarsa professionalità con cui la sig.ra Valsecchi ha curato il servizio a pagina 23 del numero di settembre, intitolato "software al mercato nero".

Mi riferisco in particolare al passo in cui la sua giornalista scrive: "Nel maggio 1994 la Guardia di Finanza organizzò la prima indagine su vasta scala sul commercio illecito di programmi attraverso le BBS. L'operazione «Hardware 1» portò al sequestro di 159 computer e 110.000 dischetti a Pesaro, Modena, Bologna, Ancona, Pisa e Milano".

Innanzitutto l'inchiesta ebbe origine dalla Magistratura di Pesaro e non dalla Guardia di Finanza, ma soprattutto la sig.ra Valsecchi ha omesso di specificare che in quella inchiesta la quasi totalità degli indagati non è nemmeno arrivata davanti ad un giudice perché le inchieste sono state archiviate, e questa, mi perdoni, non mi sembra un'omissione da poco.
Se la sig.ra Valsecchi avesse approfondito maggiormente l'argomento, avrebbe senz'altro scoperto che l'inchiesta partì da Pesaro in quanto due persone indagate per commercio illecito di software subirono una perquisizione presso il loro domicilio. Sui loro computer gli inquirenti trovarono sulla rubrica elettronica il numero di telefono di una BBS di Pesaro, affiliata alla rete Fidonet. Poiché tutte le BBS Fidonet si telefonano nottetempo tra di loro per scambiare i messaggi di posta elettronica che circolano sulla rete, gli inquirenti credettero di aver scoperto una organizzazione che si scambiava il software copiato, e ci sono voluti ben due anni per dimostrare il clamoroso errore giudiziario.

Se posso fare un paragone, sarebbe come dire che se un mafioso ha in agenda anche il numero di telefono dell'idraulico, quest'ultimo viene indagato per mafia. E poiché l'idraulico riceve telefonate dai suoi clienti, tutti i clienti vengono anch'essi indagati per mafia.

Questo è ciò che è successo nel maggio 94. Purtroppo, se fosse stato un caso di mafia avrebbe ricevuto l'attenzione delle prime pagine di tutti i giornali; poiché invece riguardava noi piccoli sysop tutto cadde nel dimenticatoio.

Vista la serietà che da sempre contraddistingue la sua rivista, la prego quindi di pubblicare una rettifica all'articolo in questione.

Sperando di avere migliori occasioni, Le porgo i miei più cordiali saluti.

Mario Battacchi
Mario Battacchi
Presidente Associazione Fidonet Italia

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